Tuesday 26th of September 2017

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Ansia e Attacchi di panico PDF Stampa E-mail

L’ansia è uno stato emotivo di preoccupazione verso qualcosa di ignoto. Talora l’ansia è connessa alla paura, in tal Ansiacaso lo stato neurovegetativo si attiva e prepara l’organismo ad uno stato di allerta verso un qualcosa percepito come pericoloso. Per questa funzione di protezione, l’ansia è buona e funzionale all’autoconservazione degli individui. Tuttavia quando essa diventa intensa, continua e pervasiva, allora si trasforma in un disturbo che lede il benessere psicofisico individuale. Le cause dell’ansia vanno ricercate attraverso il racconto della propria storia, delle esperienze educative e relazionali vissute nel proprio ciclo di vita.

Il disturbo da attacco di panico (DAP) è una sindrome psicopatologica molto diffusa.

Solitamente l’intervento per questa patologia vede l'applicazione di tecniche cognitivo comportamentali con approcci di tipo relazionale.

Spesso il sintomo agorafobico ( Agorafobia: paura di risiedere in luoghi aperti; tale angoscia attiva il panico. Da qui si dice disturbo da attacco di panico con agorafobia) consiste in un inspiegabile e doloroso sentimento di angoscia quando il paziente si trova nella situazione di allontanamento dalla propria abitazione ed/o in uno stato di solitudine.

Gli agorafobici attribuiscono il loro stato ad una malattia fisica o al timore di “perdere il controllo”, trascurando i rapporti interpersonali, le emozioni derivate dalla minaccia di separazione o la perdita di una persona significativa.

Invece è ricorrente che il sintomo compaia in concorrenza ad episodi significativi di cambiamento, in cui il cambiamento è paventato o atteso seppur comportando la separazione dalla famiglia di origine o da una particolare persona di riferimento ( il coniuge, il convivente…)

Le prime esperienze di attaccamento tra bambino e genitore sono importantissime per la decodifica di tutte le esperienze relazionali che un individuo sperimenta nella propria vita.

Attraverso le esperienze infantili di attaccamento il bambino (futuro adulto) organizza il bagaglio interiore di sé stesso in relazione all’altro e conserva nella memoria le emozioni connesse a quelle esperienze. Questo bagaglio prende il nome di MOI (modello operativo interno) e guida la consapevolezza di un bambino sulle proprie capacità e sull’essere più o meno degno di essere amato. Talvolta alcune persone che soffrono di attacchi di panico, hanno sperimentato l’accudimento di un genitore intrusivo ed imprevedibile che nell’infanzia violava continuamente i loro spazi di autonomia, prospettando situazioni di tragedia qualora essi si fossero trovati fuori dalla loro protezione e diretto controllo.

La conseguenza era una forte rabbia ed ostilità mortificata e repressa per non dispiacere all’adulto che rappresentava al contempo la fonte di amore e di sicurezza.

L’approccio relazionale che mira a comprendere l’origine e la funzione degli attacchi di panico, si propone di trovare un collegamento tra i modelli operativi interni di un individuo e la percezione che esso ha nell’entrare in rapporto con gli altri.

Il lavoro terapeutico così mira a ridurre la cecità emozionale del paziente che non connette le emozioni al timore del distacco e della perdita; al contempo occorre impegnarsi in un lavoro cognitivo che metta in relazione i pensieri, le emozioni e i comportamenti che si attivano durante gli episodi di panico.

Il lavoro terapeutico è un lavoro soprattutto di ascolto della propria storia attraverso il racconto di sé all’Altro capace di mettere un ordine nuovo ricucendo una storia ben formata in cui le emozioni, i pensieri e i comportamenti possano accordarsi in una nuova armonia.

 
Depressione PDF Stampa E-mail

La depressione è un disturbo diffuso tra la popolazione generale e quindi molto ben conosciuto.

DepressioneTra le possibili cause della depressione troviamo fattori di tipo psicosociale, ma anche di tipo genetico e biologico. Gli Episodi del Disturbo Depressivo spesso seguono un grave evento psicosociale stressante, come la morte di una persona cara o il divorzio. Altri eventi che facilitano l’emergenza di un disturbo depressivo, sono anche cambiamenti nelle condizioni lavorative o l’inizio di un nuovo tipo di lavoro, la malattia di una persona cara, la nascita di un bambino ( depressione post partum), gravi conflitti familiari, cambiamenti nel giro di amicizie, cambiamenti di città, ecc.

I sintomi sono diversi ed il quadro clinico può presentarsi in modo complesso o mascherato soprattutto se il disturbo dell’umore si presenta in comorbidità con altri disturbi.

I sintomi principali sono la tristezza, il senso di abbattimento e l'incapacità di provare emozioni piacevoli. A questo in genere si associano la perdita dell'interesse per le attività abituali e l'incapacità a prendere qualsiasi iniziativa o decisione.

Il paziente è distaccato dall’ambiente che lo circonda, si ritira progressivamente da ogni occupazione e sembra indifferente anche di fronte a ciò che prima lo rallegrava. Questa anestesia emotiva lo turba profondamente e lo rende irritabile ed anche incapace nel prendere decisioni che prima parevano semplici. Ne consegue un senso di inadeguatezza che appesantisce la percezione di sé e del mondo circostante. La realtà è infatti percepita con colori scuri e non esiste progettualità futura.

Spesso la depressione si accompagna anche ad altri disturbi come le forme di ansia e talora può alternarsi con manifestazioni maniacali contraddistinte da atteggiamenti opposti di esasperata energia. In quest’ultimo caso si parla di disturbo bipolare o/ e di episodi maniacali.

Il quadro clinico è complesso e richiede una terapia finalizzata all’ individuazione e accoglimento di quei vissuti che creano profondo disagio al paziente e successivamente all’individuazione di quelle condizioni ambientali che possono favorire il mantenimento del sintomo.

 
Sostegno alla genitorialità PDF Stampa E-mail

Questo intervento raccoglie tutte le forme di consulenza, supporto e terapia finalizzate ad accompagnare un genitore in Sostegno alla genitorialitàdifficoltà con i propri figli a prescindere dal problema specifico portato.

La difficoltà può essere connessa a molteplici fattori: dalle aspettative personali sull’essere genitori, alle pressioni sociali ricevute, al contesto in cui si è inseriti, a specifici cambiamenti personali vissuti che interferiscono con il proprio ruolo genitoriale e/ o con il sentirsi competente in tale ruolo.

Tra le motivazioni per le quali si può richiedere una consulenza di questo tipo, rientrano anche difficoltà comunicative e relazionali con i figli adolescenti, la gestione della distanza con figli “usciti fuori di casa” , l’attesa di divenire genitori per la prima volta .

 
Difficoltà di Coppia PDF Stampa E-mail

Sempre più persone chiedono una terapia a causa di difficoltà di comunicazione nella loro vita di coppia, problemi che Problemi di coppiaspesso generano malintesi, litigi e un progressivo allontanamento reciproco.
La richiesta di aiuto è connessa alla consapevolezza che nella coppia si sia spento l’equilibrio che fondava la precedente solidità; si cerca il confronto, talora si attraversano fasi altalenanti tra benessere e conflitti. Spesso la coppia viene in terapia per sapere come ricostruire la precedente armonia oppure se è opportuno separarsi; talvolta il pensiero principale è sapere come comunicare ai figli l’intenzione di lasciarsi.
La terapia di coppia è dunque un percorso orientato ad aiutare i poli di una coppia a comprendere il problema che ha turbato il rapporto attraverso una riflessione sulle dinamiche relazionali; comprendere le potenzialità e rinforzare le parti affettive del rapporto tramite nuove modalità interattive.
La terapia di coppia è dunque finalizzata a creare un nuovo modo di stare insieme dopo aver “visto”, accolto e compreso quei bisogni che nel momento della crisi non erano stati comunicati.

 
Orientamento agli Studi e al Lavoro PDF Stampa E-mail

L’orientamento scolastico e/o professionale, mira a supportare l’individuo che deve fare una scelta relativa al proprio Orientamento agli studi e al lavoropercorso formativo oppure lavorativo. La scelta comporta la presa di consapevolezza di più fattori: chi si è, quali sono le proprie potenzialità, quali sono i propri limiti, gli interessi, le attitudini, il territorio in cui si è inseriti, le risorse economiche attuali e future.


Il punto focale e' quindi la persona dal punto di vista emotivo, cognitivo e sociale. La scelta segue un processo di auto orientamento attraverso il quale l’individuo si sente responsabile delle scelte che farà percependo intensità della propria motivazione. Tutto questo ha il fine di ridurre il rischio di abbandono degli studi e di fallimento professionale.

Strumenti utili sono i colloqui, varie tipologie di test (interessi, attitudinali, auto percettivi..), il bilancio di competenze.

In realtà chiunque deve operare una scelta si trova a dover fare orientamento, e la velocità con cui il mercato del lavoro cambia e si trasforma, lo fa divenire un processo continuo. Saper scegliere che direzione prendere diventa allora molto importante, sia che si tratti di persone giovani, che di persone adulte che vogliono o si trovano nella condizione di dover cambiare lavoro.

Altro utile supporto connesso all’orientamento in itinere del percorso di studi è il supporto alla metodologia di studio. Tale intervento è finalizzato alla individuazione di correttivi per migliorare la resa nello studio ed individuare uno stile d’apprendimento utile ed efficace.

 
Disturbi psicotici PDF Stampa E-mail

Il disturbo psicotico viene definito come un grave disturbo mentale caratterizzato da profonda incapacità Psicosinell'affrontare la realtà. I sintomi della psicosi sono i deliri, le allucinazioni, l’eloquio disorganizzato, il comportamento catatonico e/o disorganizzato, l’apatia, l’anedonia, l’affettività coartata.
La caratteristica principale dei disturbi psicotici è l’incapacità nel distinguere il reale dall’irreale.
Ne consegue che chi soffre di questo disturbo vive una “profonda incapacità nell'affrontare la realtà” giacché perde il contatto con essa.

Benché siano riconosciuti gli effetti di uno squilibrio biologico che va curato farmacologicamente, nondimeno gli studi relazionali hanno individuato alcuni giochi familiari inconsapevoli facilitanti l’emergenza del disturbo psicotico.
Infatti, spesso nelle famiglie in cui vive un paziente psicotico si ritrova uno stile comunicativo disfunzionale ovvero caratterizzato dal “doppio legame”.

Con questa locuzione si intende un situazione caratterizzata da comunicazioni paradossali precoci, ripetute nel tempo entro un contesto affettivo molto significativo. Esempio tipico di una comunicazione paradossale è la frase “sii spontaneo”. In mancanza di ulteriori chiarimenti e se ripetuta per molto tempo, questa comunicazione è, come afferma Bateson, “indecidibile”: l’individuo non può letteralmente “decidere” quale significato abbia un messaggio che nel momento in cui si fa quello che la frase chiede, al contempo non lo si fa (in quanto si perde la spontaneità obbedendo alla frase) e, viceversa. Un contesto di comunicazioni e interazioni caratterizzato dal paradosso, “lega” i soggetti dell’interazione in un contesto relazionale disfunzionale e paradossale, in cui l’anello più debole della catena (usualmente il figlio) mostra i segni di una schizofrenia che appartiene a tutto il sistema familiare, ma di cui egli è il “portavoce” più evidente.

Altre caratteristiche sono l’invischiamento familiare e atteggiamenti relazionali caratterizzati da ostilità, rifiuto, ipercriticità.
L’interconnessione tra patologia psicotica individuale e rapporti familiari, rendono necessario un intervento terapeutico che – oltre la farmacoterapia individuale per il paziente pscotico- interessi e accolga tutto il nucleo familiare affinché si modifichino, nel rispetto dei tempi familiari, quei giochi relazionali che nutrono il disturbo.

 
Le dipendenze disfunzionali PDF Stampa E-mail

Le dipendenze disfunzionali

Essere dipendenti significa affidare il proprio benessere ad una sostanza o ad una persona o ad un comportamento disfunzionale che provoca disagio ad una persona e/o alla sua famiglia.

La dipendenza limita la libertà di scelta del soggetto che ne è affetto e lo costringe a subordinare le proprie decisioni all'urgenza di agire in funzione di quella sostanza o persona o abitudine a cui si è "assuefatto".

L'intervento sistemico per superare questo grave problema richiede un lavoro di presa di consapevolezza di sè e della propria storia familiare orientato a comprendere perchè quella sostanza (alcool, droga, fumo, cibo o sostanza non altrimenti specificata), o quella persona, o abitudine (gioco d'azzardo, gioco-scommessa, shopping compulsivo, internet, sesso) ha tanto valore nella sua vita, La terapia è un ascolto volto a comprendere come e perchè si è stati indotti ad affidare la propria vita a quel comportamento rinunciando ad averne il controllo.

Così la dipendenza rappresenta una sorta di abbandono immotivato, senza averne consapevolezza, verso qualcosa o qualcuno che nella vita acquisisce un peso enorme.

Le possibilità di raccontarsi e cogliere le connessioni oscure della propria storia consente, in tal modo, di restituire all'individuo la libertà di riprendere il controllo della propria vita e rendere libere le proprie scelte in completa autonomia.

 
Altri disturbi generici trattati PDF Stampa E-mail

Altri disturbi generici trattati sono:

  • Dipendenze disfunzionali
  • Sostegno per difficili momenti di cambiamento del proprio percorso di vita
  • Sostegno al lutto.
  • Sostegno per malattie.
  • Sviluppo personale ( autostima, autoefficacia)
  • Disturbi di personalità
  • Disturbi d’identità di genere
 


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