Saturday 25th of November 2017

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Bimbi in ospedale: Emozioni e relazione

Le emozioni costituiscono lo strumento principale attraverso cui i bambini entrano in relazione con l’altro.

Il sistema delle emozioni, attivo già alla nascita, si affina evolvendosi lungo la crescita di un individuo e si correla significativamente con il contesto sociale e familiare in cui un bambino cresce. 

Questo aspetto emozionale riveste un significato particolarmente importante in un contesto ospedaliero in cui la cura psicologica va inserita nel processo di terapia dell’individuo. Un ospedale, in altri termini, che segua una buona prassi, deve occuparsi non solo della guarigione del corpo ma deve prendersi cura anche del mondo affettivo del degente.

Curare comporta impegno e fatica e può essere efficace o fallimentare, nel prendersi cura c’è sempre un aspetto vincente perché è focale la relazione.

La relazione sana le ferite ma soprattutto alimenta la fiducia, il sostegno, il coraggio che rinforza la terapia.

 Il pensiero di un medico è contagioso.Adesso tutto il piano, le infermiere, gli interni e le donne delle pulizie mi guardano nello steso modo. Hanno l’aria triste quando sono di buon umore; si sforzano di ridere quando racconto una storiella. E’ vero, non ridono più come prima.

( Eric- Emmanuel Schmitt “Oscar e la dama in rosa”)

 

Un altro aspetto particolarmente importante è anche la connessione tra le emozioni ed il pensiero ovvero la funzione codificatrice che hanno le emozioni nell’orientare la comprensione  degli eventi.

Emozioni e cognizione entrano in interazione anche nel bambino piccolo favorendo in tal modo l’integrazione dinamica delle funzioni psichiche e l’unitarietà dell’esperienza da parte del piccolo.

Un bambino che apprende di essere malato deve fare i conti con una repentina modifica dei propri ritmi di vita senza avere chiara consapevolezza della durata di questo cambiamento. Questo poi è particolarmente vero per bambini molto piccoli in cui la concezione del tempo differisce ed è strettamente connessa alla soddisfazione dei propri bisogni di base.

Secondo alcuni studiosi il percorso di sviluppo della malattia è influenzato da  due processi psicologici. E’ infatti noto che il vissuto di malato è connesso all’età del paziente, alle esperienze di vita precedenti sia dirette sia indirette, all’entità dei sintomi ed al grado di pervasività nella qualità di vita quotidiana.

Questi fattori determinano, così l’applicabilità di buone e cattive strategie di "coping" ovvero la capacità di fronteggiare lo stress, associata alla sicurezza personale e alle risorse sociali e familiari.

Questa competenza si acquisisce nel corso della vita. Inizialmente, gli strumenti cognitivi disponibili consentono al bambino soltanto una parziale presa di coscienza della condizione di malattia.

Isabell Allende così definisce il vissuto associato alla malattia della figlia Paula:

 "Sono una zattera senza timone in un mare di pena…. Non sono più la stessa donna…. Ho avuto l'opportunità di guardarmi dentro e di scoprire quegli spazi interiori vuoti, oscuri e stranamente tranquilli, che non avevo mai esplorato prima".

 Questa descrizione indica il modo in cui la malattia è un'importante esperienza conoscitiva, in quanto consente di sperimentare il confronto con il "limite" e la "finitudine" dell’individuo; elicita emozioni contrastanti all'interno del Sé,  permette di sperimentare l'accudimento, la compassione e l'empatia; paradossalmente diventa un'opportunità di maturare.

Questo vale tanto nell’adulto quanto nel bambino: la crescita psicologica può essere definita come la ricerca del significato dell'esistenza, che inevitabilmente passa attraverso l'integrazione di tutte le sue dimensioni.

Se nell’adulto il recupero culturale della malattia comprendela restituzione del significato e del valore della vita nella sua globalità, nel bambino consente la maggiore consapevolezza delle proprie emozioni che vengono veicolate attraverso il corpo.

E’ infatti noto a chi lavora negli ospedali e nei centri di cura in generale, come bambini con esperienza precoce di malattia e terapia, abbiano una maturità più spiccata dopo un lungo percorso di cura.

 

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